Che lezioni di civiltà... Ma che bella la civile, pulita e austera Europa. Arida. Ha già dimenticato quanti rivoli di sangue hanno bagnato per millenni il nostro Continente, questa sentenza si insinua come una Damnatio Memoriae, dove si sovvertono i ruoli. La vittima viene descritta come carnefice, il carnefice come un agnello vittima delle ire "vendicative" di uno Stato Barbaro e incivile. Non è una sentenza contro l'Italia, è contro ogni persona civile di questo pianeta. La certezza della pena, scontata fino all'ultimo istante, per crimini così efferati, che dovrebbero essere considerati contro l'umanità. La mafia è contro l'umanità, è contro la legalità, è per scelta di campo contro la vita stessa. L'ergastolo ostativo, l'unica pena che oltre alle restrizioni, impone al detenuto se non si pente, il carcere fino al suo ultimo respiro, ora viene definita inumana. La nostra Unione Europea si fonda sulle macerie di una guerra, che uomini privi di umanità, hanno portato quasi alla cancellazione dell'intera cultura occidentale. La Mafia, quella moderna, quella che è arrivata a dichiarare guerra allo Stato, quella che ha spento per sempre i pensieri di eroi, di uomini dello Stato e di migliaia di persone. Che con un totale disprezzo per la vita, scioglieva le persone nell'acido, come i nazisti eliminavano le loro colpe incenerendo le loro vittime. Dove sta la differenza? Con che autorità oggi si sovvertono i principi che ci hanno unito alla fine della guerra tutti unanimemente contro queste aberrazioni e che ora invece ci viene detto che è inumano tenere isolato una persona che si è resa responsabile di così tanti delitti, delitti questi che hanno scosso una Nazione intera. Provenzano non ha nulla da invidiare a uomini come Göring, o Heichmann. Perchè loro potevano morire mentre è inumano tenere in vita un uomo più allungo possibile perchè rifletta in privata e tutelata solitudine affimchè faccia ammenda dei suoi delitti? Questa crociata contro l'Italia ci sta allontanando. Se non siamo più d'accordo su cosa sia la Giustizia: cosa può ancora tenerci legati?
12 novembre 2018
Che belle queste lezioni di Civiltà
18 aprile 2018
L'Oppressione
Appello: Vorrei le leggesse B.
Francesco Cocco
@coccoleddu
L'Oppressione
Di solide radici s’è formato,
come figura arborea s’alza e ostenta,
la verde chioma che fa d’ombra ’l prato,
che ’l sole cerca, ma a trovarlo stenta.
Si dirada il prato e lascia il passo,
a terra brulla senza verde stelo,
come non nasce nulla sopra ’l sasso,
così si secca chi non vede il cielo.
Il tempo passa ed il grande arbusto,
rimane immobile nel suo deserto,
perdendo vigore nell’in suo fusto,
ha con fardello così scoperto,
quale fu l’errore e cos’era giusto,
condivider con l’altri il cielo aperto.
Francesco Cocco
@coccoleddu
13 febbraio 2017
24 novembre 2016
Amata
“Cercavo nel buio, sfiorando gli oggetti, procedendoper mnemonica routine. La luce era accesa non vedo nulla,perché non mi sono reso conto che il buio albergava nei mieiocchi che si rifiutano di vedere..."
AMADA
Sa bucca drucche e ogros de chelu,
t'adornan sa gara che pedras preziosas,
deliccada ses tue in mesu e sas rosas,
de bellesa divina pares anghelu.
De divina bontade tue 'nde ses prena,
m'asa alluttu in su coro su fogu e s'amore,
che deliccadu luminu tue deliccadu fiore,
chi tegus mi intendo d'onzi cantu e carena.
Cussa carena chi fidi ligada,
a su ricordu de sa sufferenzia,
comente a faghere a penitenzia,
l'as tue isorta e poi liberada.
Chin basos de mele drucches e ardentes,
m'as sortu su coro chi si fidi eladu,
appo abbertu sos ogros e de bottu ammiradu,
sas laras tuas e sos ogros lughentes.
No isco pro cantu ada a durare,
s'istima dizzosa e s'amorevole affettu,
a supra de tottu ponzo rispettu,
chi pro a tie mai ada a mancare.
Ti carigno sa cara quasi timende,
de bruttare unu quadru antigu e divinu,
basende finzas s'innozente sinu,
m'intendo in s'aera puzzoneddu olende.
Sa carena tua de seda est bestida,
chi m'alluet de passione c'ando isfioro,
tue Dea divina chin pilos de oro,
ses supra de tottu sa mia preferida.
Venere puru t'inbidiat sa cara,
Elena de Isparta su portamentu,
tue chi in su coro no zughes turmentu,
tue su diamante sa preda prus rara.
Pottho da como sighire a cantare,
pro su tempus chi sa vida m'ada a donare,
pro regalu a tie culumba amorosa,
tue ammorada femina dizzosa.
Traduzione:
La bocca dolce ed occhi di cielo,
Ti adornano il viso come pietre preziose,
delicata sei tu in mezzo alle rose,
sembri un angelo di divina bellezza.
Sei piena di divina bontà,
mi hai acceso nel cuore il fuoco dell'amore,
come un fiammifero delicato tu delicato fiore,
con te mi sento ogni parte del corpo.
Quel corpo che era legato,
al ricordo della sofferenza,
come per fare a penitenza,
l'hai tu sciolto e poi liberato.
Con baci di miele dolci ed ardenti,
mi hai sciolto il cuore che era gelato,
ho aperto gli occhi e d'improvviso mirato,
le tue labbra e i tuoi occhi splendenti.
Non so per quanto possa durare,
la stima devota e l'amorevole affetto,
sopra tutto metto il rispetto,
che per te mai avrà a mancare.
Ti accarezzo il volto quasi pauroso,
di sporcare un quadro antico e divino,
anche baciando il seno innocente,
mi sento nell'aria un uccello volante.
Il tuo corpo è vestito di seta,
che m'accende passione quando lo sfioro,
tu Dea divina con capelli d'oro,
sei al di sopra di tutte la mia preferita.
Anche Venere t'invidia il viso,
Elena di Sparta il portamento,
tu che nel cuor non hai turbamento,
tu diamante la pietra più rara.
Posso da ora continuar a cantare,
per il tempo che la vita mi dona,
per regalo a te colomba amorosa,
per te mia amata mia donna devota.
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17 novembre 2016
Italico Grido
Italico Grido
Tu che cammini per le vie romane,
dove s’ergon maestosi i monumenti,
eco delle gesta d’eroi possenti,
Padri dell’europee patrie lontane.
Quando miri le fiorentine piazze,
che culla furono di tanti artisti,
Stelle dell’arte già mai più rivisti,
che fecero divin le lor ragazze.
Immortal figure di rara grazia,
con i lor tratti d’angélica essenza,
ad ogni uom di Clero, Legge o Scienza,
al sol mirarle ne fa la mente sazia.
E di quel Paese cosa ne resta?
Un ammasso di storiche rovine,
che rinchiuso dalle alture alpine,
nostalgia riporta all‘antiche gesta.
Oh dolce Italia dai mille volti,
che sotto al tricolor ti sei riunita,
rimembr’ancor la leggendaria ardita,
degli eroici Mille ch’ha Gloria avvolti.
Ed oggi messi son col cuore affranto,
color che digiunando la giustizia,
che oramai privati d‘ogni letizia,
di lor tosto sol ne s’ode il pianto.
Poiché’l poter non sta nel sol denaro,
ma nella mente che non s’aliena,
ch’ha già divelto quella sua catena,
di prigion beffa dal sapor amaro.
Che sorgano dunque con alta mano,
al vento sventolando la bandiera,
dall’alba prima che si faccia sera,
che ‘l Popolo torni ad esser sovrano.
Sovran da corruzione liberato,
Sovran di Patria d’un Italia unita,
che ‘l grido sia “Repubblica o la vita”,
per guarir questo Paese malandato.
Francesco Cocco
Tu che cammini per le vie romane,
dove s’ergon maestosi i monumenti,
eco delle gesta d’eroi possenti,
Padri dell’europee patrie lontane.
Quando miri le fiorentine piazze,
che culla furono di tanti artisti,
Stelle dell’arte già mai più rivisti,
che fecero divin le lor ragazze.
Immortal figure di rara grazia,
con i lor tratti d’angélica essenza,
ad ogni uom di Clero, Legge o Scienza,
al sol mirarle ne fa la mente sazia.
E di quel Paese cosa ne resta?
Un ammasso di storiche rovine,
che rinchiuso dalle alture alpine,
nostalgia riporta all‘antiche gesta.
Oh dolce Italia dai mille volti,
che sotto al tricolor ti sei riunita,
rimembr’ancor la leggendaria ardita,
degli eroici Mille ch’ha Gloria avvolti.
Ed oggi messi son col cuore affranto,
color che digiunando la giustizia,
che oramai privati d‘ogni letizia,
di lor tosto sol ne s’ode il pianto.
Poiché’l poter non sta nel sol denaro,
ma nella mente che non s’aliena,
ch’ha già divelto quella sua catena,
di prigion beffa dal sapor amaro.
Che sorgano dunque con alta mano,
al vento sventolando la bandiera,
dall’alba prima che si faccia sera,
che ‘l Popolo torni ad esser sovrano.
Sovran da corruzione liberato,
Sovran di Patria d’un Italia unita,
che ‘l grido sia “Repubblica o la vita”,
per guarir questo Paese malandato.
Francesco Cocco
13 novembre 2016
Volgar politica
VOLGAR
POLITICA
Sperando col cuor che
la fine arrivi,
di quest'Italia ch'è a
brandelli fatta,
che da tanto tempo, s'è
ormai distratta,
che inneggiando ai
morti scordando i vivi,
ha perfino svenduto i
suoi bei rivi,
Del suo stivale fatto
ormai ciabatta,
che l'Europea forza un
po caca e imbratta,
Mentre al governo godon
i lascivi.
Il Dante stesso in
prevision futura,
lasciò seren le
fiorentine celle,
perché vi vide una
realtà più dura,
che dalla patria di
quelle arti belle,
sarebbe nata quella
figura oscura,
un
sindachetto che oscurav le stelle.
Francesco Cocco
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